A Roma i cinghiali catturati nelle riserve vanno all’asta a un euro al chilo. Un affare, quindi, per macellai e rivenditori che possono accaparrarsi in questo modo una carne prelibata e considerata al top da moltissimi italiani. Lo denuncia l’OipaOrganizzazione internazionale protezione animali – evidenziando come, anche in regioni e comuni dove le amministrazioni si dichiarano “ambientaliste”, si ricorre ancora a procedure amministrative non etiche nelle quali gli animali sono considerati meri oggetti.

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La carne di cinghiale è considerata prelibatissima in Italia © Pixabay

Roma, un esempio da non imitare 

Cedere all’asta cinghiali vivi che, macellati, potranno servire all’aziende alimentari o, da vivi, andranno a incrementare gli allevamenti intensivi, non è certo una pratica ecosostenibile. Ma, nonostante ciò, l’ente regionale Romanatura ha messo all’asta recentemente esemplari catturati vivi nelle riserve naturali della Marcigliana e dell’Insugherata.

“Cedere all’asta cinghiali vivi, catturati in parchi protetti, per farne carne da macello in aziende venatorie o allevamenti a scopo alimentare è quanto meno discutibile. Chiediamo perciò agli organismi preposti alla conduzione delle riserve che non si ricorra più a queste procedure e che si passi a una gestione etica della fauna della nostra regione perché questa è di proprietà indisponibile dello Stato, cioè di tutti i cittadini, la stragrande maggioranza dei quali è contraria alla caccia e, immaginiamo, anche alla cattura di animali vivi destinati ad andare all’incanto”, ha commentato al proposito l’Oipa invitando la Regione Lazio e gli enti gestori dei parchi e delle riserve protette a riflettere e a cambiare passo dimostrando un maggiore rispetto per gli animali tutti. E, aggiungeremo noi, accontentando anche tutte le persone che vedono nella natura, negli animali selvatici e nella loro corretta gestione, un punto fondamentale del vivere civile.